Cagliari, 10/09/2002
Non era facile immaginare che la canzone partenopea, pur adattabile alla reinvenzione e all’adattamento in mille salse, potesse trasformarsi in una splendente e godibilissima versione dove l’ex scugnizzo Massimo Ranieri, con la potenza e la perizia del suo canto, emerge con una grazia ed una modernità che ha dell’incredibile.
Nessuna critica mossa contro questo lavoro può essere accettabile: l’importanza della scelta dei brani e l’impeccabilità dell’interpretazione di Ranieri sono indiscutibili. Il suo concerto si gusta canzone per canzone, mentre attraversa tre secoli di grandi composizioni: inizia con “Rose Rosse”, poi “Vent’anni”, “La voce del silenzio”, “Se bruciasse la città”, ”Perdere l’amore”: tutte appartenenti al filone classico e adatte a scaldare il pubblico, che a quei motivi è particolarmente affezionato; con “E’ spingu francese” si affaccia verso la musica nera di New Orleans con i colori ed i suoi amici giunti dal Senegal. “Napulitanità” è lo sconfessarsi del luogo comune: pochi archi, qualche percussione per questo pezzo targato 1884; “Marechiare” diventa erotismo essenziale, sensualità allo stato nascente; “Scalinatella” ritorna verso l’Africa con la voce profonda di Mouna Amari.
Più si prosegue e più il recital, ricco di sorprese, prima fra tutte la stessa voce di Ranieri, mai così perfetta e così diversa dalle pochade teatrali cui eravamo stati abituati. “Caravan petrol” ritrova l’ironia internazionalista di Carosone, profetica e cosmopolita e sempre con il grande Renato, “Maruzzella”: stupefacente, esplosiva. “Voce e notte” è poi un grido lancinante di dolore, una storia straziante d’amore e tradimento.
“A rumba d’e scugnizzi” recupera la sua dimensione di affresco popolare firmato Raffaele Viviani; “Guapperia” esalta l’interpretazione perfetta di Ranieri, seducente guascone; da ascoltare all’infinito “O marinariello”, “Reginella” e “O guarracino” l’ultimo atto di equilibrismo di un atleta della canzone napoletana che ha scelto di volare dalle scene alle note e viceversa.
In quanto alla musica, gli arrangiamenti di Mauro Pagani (anche produttore di Oggi o Dimane) e Mauro Di Domenico (che ha curato la ricerca storica), non intaccano l’autenticità degli spartiti originali ai quali si sono fedelmente attenuti. Unica contaminazione presente, la voce di Badarà Saeck che in “Rondinella” e in “A rumba d’e scugnizzi” ci ricorda quanto sia vicina la musica napoletana a quella etnica.
“Oggi o Dimane” è un lavoro nel cuore della tradizione che si cimenta, con somma grazia, nel tentativo di riportare una ricchissima tradizione musicale ad una delle sue probabili originarie architetture.
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