Dalla premessa di Roberto Deriu:
La politica sarebbe uguale al gioco degli scacchi, se non fosse per tre piccole differenze: la scacchiera è infinita, i pezzi sono infiniti, le regole sono infinite. Per questo chi vince una partita politica o è molto più bravo degli scacchisti o ha molta fortuna.
Scacchiera infinita
La politica si occupa di tutto ciò che concerne una decisione. Tutto quello che non funziona da solo è politica. Muovere un muscolo, se volontario, è politica. Il cuore che batte non è politica (anche se la politica può far battere forte il cuore). Quindi il campo di applicazione della politica coincide con l’universo decisionale conosciuto: laddove arriva la decisione lì c’è la politica. Pertanto il terreno di gioco di chi opera nella politica è potenzialmente infinito, intendendo per terreno infinto un terreno i cui confini non sono preventivamente calcolabili con certezza. Quando noi guardiamo la scacchiera sul tavolo da gioco ne vediamo i confini, il numero esatto delle caselle, 64. E ciò rappresenta la prima certezza sulla quale noi basiamo la nostra condotta di gioco. Viceversa nella politica non siamo mai in condizione di determinare i limiti del terreno di gioco: un pezzo potrebbe sempre giocarsi nella 65esima, o 650esima, o 6500esima casella. In questa scacchiera i nostri pezzi (cioè le nostre decisioni, i nostri aiutanti ed agenti, noi stessi) potrebbero muovere indifferentemente a destra a sinistra, avanti, indietro, in linea retta, in modo obliquo, in alto in basso, in cerchio, e per un numero di passi infinito. L’ampiezza del nostro decidere è infinita e ciò pone un serio problema di calcolo. La difficoltà che per prima colpisce i neofiti della politica è quella di adeguare il proprio sguardo alla vastità del terreno della politica, il quale supera sempre gli ambiti operativi ai quali siamo abituati nella vita di tutti i giorni, nelle attività lavorative e nelle relazioni umane. Le regole di movimento sono talmente tante da darci la sensazione di un movimento senza regole, ed un movimento senza regole ci comunica l’impressione di non riuscire ad esercitare il nostro pieno dominio sulla direzione che assumono gli eventi. Ci pare che altri guidino al nostro posto; ci pare di condurre un’automobile che non risponda ai comandi, senza freni, senza sterzo. In un ambiente spazialmente infinito il movimento ci appare inutile, vano perché l’infinito ci comunica il senso di inutilità del muoverci, visto che non potremmo mai raggiungere i confini del nostro campo d’azione. Si tratta di una distorsione percettiva che riguarda lo spazio. In senso figurato, intendendo per spazio l’ambito dell’azione politica. È utile parlare anche del tempo. Anche la dimensione temporale nella politica subisce una dilatazione. La politica ci proietta in un mondo nel quale i minuti diventano ore, le ore giorni, i giorni settimane, le settimane mesi ed i mesi anni. Anche qua il neofita avverte lo smarrimento che deriva dalla perdita del controllo degli eventi, che non solo si distribuiscono nello sterminato campo dimensionale dello spazio delle decisioni, ma anche lungo una dimensione temporale superiore a quella delle normali e consuete attività umane. Modificare la propria percezione del tempo e dello spazio diventa il primo ed importante esercizio da compiere per chi si accosta alla politica e per chi ne vuole comprendere gli aspetti più profondi e segreti.
I pezzi infiniti
La politica, riguardando l’insieme delle attività umane che richiedono una decisione, interessa nel contempo l’insieme delle persone che vivono ed agiscono nei contesti interessati. Potenzialmente tutte le donne e gli uomini della politica: un numero certo, finito, ma non preventivamente e con certezza calcolabile, perché sconosciuto. Inoltre anche i soggetti che promuovono l’azione politica in qualità di operatori, di decisori, oppure in qualità di utenti che ricevono l’azione, sono parimenti incalcolabili, nel senso che non è preventivamente certo quanti e quali di essi possano intervenire in quella fase della partita, del gioco. Ciò li rende virtualmente infiniti. Il giocatore nostro avversario potrebbe disporre non solo dei canonici 16 pezzi a lui assegnati secondo le regole degli scacchi, bensì potrebbe legittimamente muovere un 17esimo, o 18esimo o 19esimo pezzo a noi sconosciuto. E così anche noi potremmo fare con lui.
Regole infinite
“Facoltà di presa dei pezzi:
a) un pezzo non può mai occupare una casa occupata da un pezzo dello stesso colore
b) se il pezzo giocato incontra nel suo movimento un pezzo avversario questo viene catturato […]â€.
“Scacco Matto:
quando il re non può sottrarsi allo scacco si ha lo scacco matto: questo pone forzatamente fine alla partitaâ€.
Simili regole nella politica non esistono. Ovvero all’interno del gioco non è possibile determinare con esattezza le modalità che conducono alla vittoria perché è la vittoria stessa ad essere incerta ed indefinibile nei suoi precisi contorni. Tutto è sfumato dall’indeterminatezza delle condizioni di vittoria e dalla incalcolabilità . Anche prendere il re, che negli scacchi determina la vittoria, nella nostra ipotetica partita potrebbe non essere sufficiente per vincere, così come l’avversario potrebbe essere costretto a capitolare per la sola perdita di quello che negli scacchi sarebbe un pedone laterale (il pezzo di minor valore nel gioco degli scacchi).
Scheda Tecnica:
titolo: Scacco Matto.
Come governare bene e nonostante
questo vincere le elezioni
autore: Roberto Deriu
collana: Atena
confezione: brossura
formato: cm. 15x21
pagine: 152
illustrazioni: 16
anno di stampa: 2011
prezzo: € 13,00
codice isbn: 98-88-88377-35-3
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